La transizione come ricerca di equilibrio – La pittura di Beatrice Tosi

Un primo dato visivo evidente è che questa pittura non lascia dubbi riguardo la partecipazione emotiva e il totale coinvolgimento dell’artista nel processo di costruzione dell’immagine ma è una partecipazione legata strettamente ad un conoscere e meditare su forme storiche dell’arte e su elementi formali e culturali riconoscibili: è certamente una pittura con radici e suggestioni composite ed eterogenee: riconosciamo il colore alto e chiaro di certo post-pop, il tratto frattale della psichedelia, i disegni duri del surreale, l’espressionismo, la figurazione nitida insieme alla fluidità impressiva del colore. Sono tutte soluzioni e scelte formali conosciute e metabolizzate nella formazione dell’artista ma particolarmente complesse da maneggiare perché non consentono facili mediazioni in quanto appartengono a stili compositivi storicamente in antitesi. Il desiderio dell’artista appare allora anche quello di studiare la transizione nella complessa relazione tra forme differenti della tradizione pittorica: la tesa progettualità mentale del segno prova costantemente a dialogare con l’ altrettanto evidente processo di “formatività”, che costruisce le sue soluzioni segniche e cromatiche, nell’azione stessa del dipingere. Delineazione ed emozione tentano il dialogo, disegno e astrazione cercano i propri punti di contatto: l’estensione del fondo astratto, l’effetto quasi decorativo della chiarezza tonale appaiono alternativamente come presupposti e/o conseguenze scaturite dalla definizione dell’idea espressiva centrale, con la funzione psicologicamente importante di stemperare o più esattamente, fondere qualcosa di forte e deciso, persino “duro” presente nell’immagine centrale, all’interno di un magma cromatico e fluido di una struttura organica più completa.
Questa lettura formale ci permette di delineare una lettura interpretativa decisamente interessante che ci conferma la sincera partecipazione e intelligenza dell’artista rispetto al suo “ricercare” per via d’arte.
L’intreccio tra forma disegnata e tessuto pittorico astratto, rivela l’intenzione di fondere e confondere insieme onirico e organico, mente e corpo, simbolismo e fisicità: il tessuto generale del dipinto richiama evidentemente strutture “biologiche” e tende ad occupare l’intero spazio: esso si intreccia e si salda con una immagine centrale più definita, dal forte contenuto onirico/simbolico che occupa la centralità nello spazio del dipinto come se scaturisse dalle pieghe profonde di quel tessuto stesso e tentasse di imporsi all’evidenza, restandone allo stesso tempo confusa e intrecciata.
Questi dati mi fanno pensare da un lato, ad una pittura “della memoria”, del ricordo, ma allo stesso tempo provano a rappresentare una simultaneità di condizioni che appartiene al presente e alla realtà della “persona” vista nella sua globalità di mente e corpo. All’interno di un contesto immaginale e surreale dalla forte caratterizzazione organica e neuronale, la figura / le figure centrali rimandano sempre alla realtà fisica e ad impressioni che hanno a che fare con la corporeità: metaforicamente mi viene da leggere l’insieme come un prendere coscienza che certe idee sono profondamente incise, portate e presenti nel “corpo” e non siano solo prodotti mentali ma piuttosto “esperienze” alle quali si vuol dare forma visibile. La forte presenza della corporeità, della fisicità organica e di ciò che di vivo è in noi appena sotto la nostra pelle, ci fa pensare che questa ricerca introspettiva intenda arrivare a mostrare il punto ipotetico in cui coscienza e biologia arrivino a toccarsi tra loro, un punto limite di “transizione”, dove fisicità e memoria, impressione e percezione, si mostrino restando sospese nel momento di riversarsi l’una nell’altra.
Dentro tali scelte formali e contenutistiche sembra delinearsi un concetto di “transitorietà” che dovrebbe essere in qualche modo proprio dell’arte, ovvero realizzare opere che consentano il passaggio dalla percezione estetica al concettuale in modo tale che l’esperienza della visione costruisca “pensiero” o comunque riflessione a partire dal dato estetico. Quello che in queste opere appare efficace a questo scopo è che esse non intendano simbolizzare delle evidenze, ma mantenere visibile il costante e precario equilibrio tra visione e pensiero, tra esperienza e idea, tra il corpo e l’anima.

Antonio Zimarino